venerdì 9 giugno 2017

News: Torna in Franciacorta il Festival d'Estate.




E’ uno degli appuntamenti più seguiti dai wine&food lovers: dal 2 al 16 giugno vino,  grandi chef, arte cultura, natura e sport animeranno uno dei territori più vocati e famosi per le bollicine, del nostro paese.
Ci piace segnalare le due giornate clou: il 17-18 giugno con le cantine aperte a micro eventi a tema,visite guidate e degustazioni. Aperte al pubblico anche le aziende di prodotti tipici e distillerie, che  sveleranno ai visitatori i segreti delle loro lavorazioni. Ristoranti, trattorie, agriturismo e wine bar offriranno personalissimi Menu festival
Domenica 18 si replica ma con momento diciamo “molto allettante” che vedrà tutti i protagonisti della Franciacorta ritrovarsi nello storico e scenografico Palazzo Monti della Corte  di Nigoline di Corte Franca per un raffinato Brunch Pic Nic con piatti d’autore. Nemmeno a dirlo Chef locali e Chef ospiti daranno il meglio di sé con insospettate creazioni.

La solita bevuta e mangiata? Onestamente no, il festival d’Estate propone molti momenti di cultura per conoscere il territorio antichissimo, i vitigni autoctoni e la nascita della grande storia delle” bollicine” raccontata da grandi e piccoli imprenditori  che hanno creduto nel loro patrimonio ampelografico.

venerdì 19 maggio 2017

Attualità:Nel 2016 più di 28 milioni di consumatori. L’indagine Censis per Federvini


 Il vino come” variante dello stile di vita degli italiani”: lo definisce così uno studio presentato dal Censis in occasione della assemblea annuale di  Federvini tenutasi a Roma il 17 Maggio, in cui è stato riconfermato presidente Sandro Boscaini, patron di Masi. Da sempre parte integrante della buona dieta  italiana, il vino dal 1983 non ha visto ridursi la quota dei consumatori che è rimasta sempre al disopra del 50%( il 51,7% nel 2016) Si è invece ridotta la quota dei grandi consumatori cioè di coloro che ne bevono oltre mezzo litro al giorno) passando dal 7,4 del 1983 a ad appena il 2,3% del 2016. I due andamenti indicano in sostanza che i consumatori di vino nel nostro paese sono tanti, ben 28 milioni, e che il vino è un bene di tutti e per tutti, da consumare con maturità e attenzione alla qualità. Per quanto riguarda l’età: il 54,6% degli italiani hanno 65 anni e oltre, il 58,4%  età compresa tra i 35 e 64 anni, il 48,6%, i giovani  tra i 18-34 anni. Nell’acquisto del vino- rileva l’indagine- conta la provenienza italiana con il marchio certiificato, il fattore che maggiormente influenza la scelta tanto da determinare anche il valore sociale del vino. Passando all’aspetto economico: fra il 2013-015 la spesa del vino è salita del 9% con una spesa individuale aumentata dell’8,1% rispetto l’alimentare che è invece diminuita . Cultura, tradizioni, sagre, feste , ristoranti: il vino è anche un grande indotto economico per un totale di ben 24 milioni di persone che hanno partecipato ad almeno una di queste attività.


Sandro Boscaini, Presidente Federvini

Curiosità: Cocktail, una parola strana




Come è nata la parola cocktail? Il termine è di origine anglosassone ed è composto da “cock” ( gallo) e “tail”(coda).Traducendo letteralmente si ha ”coda di gallo”, che non ha nessuna attinenza con una bevanda alcolica .L’origine della parola pare sia riferita ad un particolare fatto di costume dei secoli scorsi, quando erano di moda i combattimenti fra i galli in Spagna, Inghilterra, Francia del Nord. Queste” gare” crudeli avvenivano in taverne frequentate da forti bevitori e le penne del gallo perdente, diventavano un trofeo per l’avversario . La leggenda dice che il proprietario di un’ osteria, in seguito alla vittoria di uno dei suoi galli da combattimento, servì agli amici una miscela alcolica che , per l’occasione, prese il nome della parte più appariscente dell’animale. Da qui il termine cocktail o coda di gallo che, nella bevanda, derivava anche dai colori usati per la preparazione. Altre fonti indicano che la bevanda sia nata a New Orleans per opera del farmacista Antoine Amedee Peychaud, il quale versava i suoi rimedi- “elisir”- in uno speciale contenitore, chiamata “coquette”, la cui forma ricordava un portauovo.  Per semplificare le cose, i vari clienti quando desideravano questi elisir, chiedevano un “coquetier”, un dosatore simile a un bicchierino. Con il passare del tempo il nome si accorciò in cocktay e successivamente si arrivò al cocktail.
Ci sono altre leggende sulle origini di questa parola che, oggi ha assunto un altro significato: indica un’ora della giornata dedicata agli incontri amichevoli, alle occasioni di lavoro e di rappresentanza. Nel 1930 fu Tamara de Lempicka ,un’ icona dell’art Dèco ,di ritorno dall’America a introdurre a Parigi l’uso del cocktail con inizio  alle ore 17 e invitati liberi di organizzare la serata a piacimento.
I sommelier e i barman classificano i cocktail in varie categorie: “Pre-dinner”-“ Long-dinner”, quando contengono un grado alcolico diluito e sono bevande rinfrescanti e dissetanti in cui gioca un ruolo importante anche la parte estetica della guarnizione. Un long-drink di facile realizzazione è il “ Bellini”( creato nel 1948 all’Harris Bar di Venezia, da Giuseppe Cipriani e dedicato al pittore Giovanni Bellini). Si prepara unendo il Prosecco di Conegliano al succo di pesca bianca ottenuto pressando il frutto. Miscelare e versare con cautela per non sviluppare una schiuma eccessiva.


(Renzo Pellati “ La storia di ciò che mangiamo”- Daniela Piazza Editore)

Ricerca: Donna e alcool: E’ solo questione di vulnerabilità biologica o anche di età?



E’ giusto ogni tanto ricordare alcune evidenze in tema di salute pubblica e quella della dipendenza da alcool è una epidemia globale che investe tutto il pianeta e costituisce una emergenza sanitaria e sociale ma anche politica perché richiede sforzi comuni a molti paesi, per essere affrontata. Anche se noi abbiamo sempre parlato di consumo moderato identificando modalità e consumi, non possiamo non ricordare che esiste una differenza di genere ben documentata sugli effetti dell’abuso  e dipendenza di alcol tra uomini e donne. Differenza di genere non più così marcata per il cambiamento di usi e costumi del bere: primo tra tutti l’abbassamento di età del primo bicchiere e una sostanziale equivalenza tra ragazzi e ragazze nella fascia di età tra i 12-17 anni. Due studi epidemiologici effettuati negli anni 80 e 90 hanno dimostrato un incremento sorprendente nella popolazione femminile con una prevalenza raddoppiata di disturbi, in dieci anni. Gli studi di genere non sono molto numerosi ma rimandano al quesito principale” la donna è fisiologicamente e biologicamente più vulnerabile dell’uomo agli effetti del’alcool?”. La risposta sembra essere si. Le donne rispetto gli uomini vanno incontro a intossicazioni più gravi, come danni ai processi cognitivi e nelle prestazioni psicomotorie e in tempi più brevi. Rispetto gli uomini sviluppano cirrosi e epatiti dopo un periodo più breve di eccesso al bere e con quantità giornaliere minori di alcol. Dimostrato un rapporto alcol-tumori soprattutto per il cancro alla mammella e con un tasso di mortalità maggiore per tutti i tumori alcol-correlati. Tutte le evidenze cliniche dimostrano che nelle donne l’abuso di alcol ha un effetto più pesante sulla salute in particolare per le donne giovani che fanno uso dei contraccettivi... Colpa di una minore capacità di assorbimento dell’alcol circolante nel sangue, della quantità di alcool ingerito, della  quantità e tipo di cibo presente nello stomaco, dalla modalità di assunzione e dalla struttura corporea della donna.  Studi recenti hanno dimostrato che oltre il sesso è importante l’età:  confrontando uomini e donne per fasce di età, la capacità di metabolizzare l’alcol nella fascia 20-40 anni è massima per gli uomini e minima nelle donne, nella fascia 41-60 il rapporto si inverte, nella fascia 61-80 l’attività diminuisce per entrambi e le differenze si appiattiscono Tante variabili che portano a consigliare il consumo moderato e quotidiano del bere. Bere si ma di qualità, l’alcol fa male quando non lo si conosce e non lo si sa gestire, soprattutto quando parliamo di vino…

Fonti: Istituto Superiore di Sanità

Ricerca: Un bicchiere di moderazione

E' questo il titolo di una ricerca dell'Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro (AIRC) che abbiamo scelto per spiegare come deve essere inteso il rapporto alcool-tumori.


Non servono sforzi sovrumani per ridurre il rischio di ammalarsi di cancro.
In alcuni casi basta un po’ di moderazione.
Per esempio con le bevande alcoliche che, se consumate in eccesso, sono delle vere e proprie sostanze cancerogene. È lungo l’elenco dei tumori il cui rischio può aumentare se si eccede con il consumo di alcolici:
·         tumore alla bocca
·         tumore all'esofago
·         tumore a laringe e faringe
·         tumore allo stomaco
·         tumore al fegato
·         tumore alla cistifellea e alle vie biliari
·         tumore al pancreas
·         tumore al colon
·         tumore al seno
Gli studi scientifici più rilevanti sulla relazione tra alcol e cancro sono stati passati in rassegna da un gruppo di ricercatori internazionali per conto dello IARC (International Agency for Research on Cancer), l’agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità che si occupa della promozione e del coordinamento delle ricerche internazionali sulle cause dei tumori nell’uomo. Lo studio ha analizzato gli effetti dell’alcol su 27 parti del corpo e ha concluso che le bevande alcoliche possono essere considerate a tutti gli effetti cancerogene.
Secondo il gruppo bastano 50 grammi di alcol al giorno, equivalenti apoco più di tre bicchieri di una bevanda alcolica, per aumentare di due o tre volte il rischio di tumori della cavità orale, della faringe e dell’esofago rispetto ai non bevitori. Sempre 50 grammi al giorno è la quantità sufficiente a far aumentare del 50 per cento il rischio di cancro al seno nelle donne, anche se ne bastano appena 18 per registrare un primo aumento del rischio rispetto alle astemie. Con la stessa quantità aumentano del 40 per cento le probabilità di sviluppare il cancro al colon retto rispetto a quelle di chi non beve mai.
L’alcol è però soprattutto causa di cancro al fegato e potrebbe aumentare il rischio di tumore dello stomaco e dei polmoni.
L’alcol svolge la sua azione cancerogena in diversi modi: può danneggiare alcuni tessuti o organi (come quelli della bocca o il fegato) e se, durante il tentativo di riparazione, si verificano “errori”, alcune cellule possono diventare cancerose. L’alcol, inoltre, nel processo di smaltimento, può essere trasformato in sostanze dimostratesi responsabili di causare tumori.
Ancora, può interagire con altri composti dannosi come il fumo, potenziandone i loro effetti nocivi o ridurre la capacità protettiva di alcuni nutrienti.
Infine l’alcol può indurre un aumento nella produzione di ormoni come gli estrogeni, anch’essi responsabili di un aumento delle probabilità di ammalarsi di alcune forme di cancro.
Anche se i potenziali danni dell’alcol sono molti, la buona notizia è che basta ridurre al minimo il consumo di bevande alcoliche per ridurre le probabilità di sviluppare questi tumori.
Tenendo conto che nessuna bevanda alcolica è sicura: anche il vino, che potrebbe svolgere una qualche funzione protettiva per il sistema cardiovascolare, quando si superano le dosi consigliate aumenta le probabilità di ammalarsi di tumori. Il fattore determinante, infatti, non è il tipo di bevanda, ma l’alcol in essa contenuta.
Per questa ragione è preferibile evitare i superalcolici che contengono un elevato tasso di etanolo.

Ridurre il consumo di alcol, inoltre, non abbassa soltanto il rischio di ammalarsi di cancro. L’alcol infatti può danneggiare le cellule di molti organi tra cui il fegato e il sistema nervoso centrale. Inoltre, è una sostanza in grado di indurre una dipendenza più forte di quella di molte droghe.